Heinz Tesar. Architecture
Edilstampa

2002

Heinz Tesar è un personaggio raro e prezioso nel panorama architettonico contemporaneo. Lo sviluppo del suo fare creativo, che lo ha condotto da un'iniziale ricerca artistica pura alla decisione convinta ed inesorabile di divenire architetto, è paragonabile all'esercizio continuo e metodico di un equilibrista che sperimenta sempre nuove forme e figure ginniche, mosso non dal desiderio di un successo mondano, ma da una forte necessità intrinseca di confrontarsi con se stesso nel momento del limite, del passaggio fra stato e moto. Tesar affronta sempre il lavoro progettuale come ricerca individuale, a cavallo fra progetto e prodotto. A qualsiasi scala d'intervento la sua riflessione ragiona con l'esattezza del dettaglio poetico, con la precisione dell'essere là in quel determinato momento e luogo. È Tesar stesso che ci avverte di questa sua filosofia progettuale quando dice: "Affronto le cose partendo dall'esperienza personale, cioè non esamino soltanto i compiti postimi ma anche me stesso". Lo scavo su se stesso non è tuttavia solipsismo artistico o psicanalitico, ma presupposto per un fare più profondo e condivisibile: "L'architettura è da vedere a distanza verso il soggetto dell'architetto, pure se esiste ugualmente la vicinanza. L'architettura si obbliga verso l'oggettivazione. Essa non può permettersi vanità. La grazia ritrosa della modestia e della semplicità è di grande importanza per me. Il senso è un criterio essenziale per l'architettura. Quando l'architettura è da chiamare Baukunst dipende dalla sua qualità". E ancora, si deve "lasciare spazio al gioco, poiché le ideologie sono inutili". Il gioco si pone fra razionalità ed emozione, "che non sono contrapposte". Alla luce di queste affermazioni, è possibile individuare ciò che muove l'operare continuo e coerente di Tesar in un nucleo di pensiero umanistico espresso in forme barocche. Nel suo riflettere e assimilare egli è infatti un vero onnivoro, un architetto a tutto tondo, un creatore di spazi non specialistico o dogmatico, bensì coagulante in sé mondi diversi e necessari gli uni agli altri. E la sua architettura è sì ricerca della perfezione formale e della funzione, ma di taglio personale, empirica ed astratta al contempo, non legata a criteri prestabiliti o a funzionalità meccaniche. Empirica, ma non banalmente fisica: essa avviene nel suo porsi come un fare in parallelo rispetto al dato concreto, un cercare risposte in un mondo analogo nel quale muoversi per creare oggetti spaziali per la realtà nella quale invece abitiamo. E' una ricerca nella ricerca, un manierismo, ma di una maniera propria, ineffabile, completamente condivisibile con gli altri solo nel risultato reale, edificato, non nella sua temperie creatrice, che resta segreto intimo e gioia nascosta dell'architetto.


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